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Fusione Fredda dimostrata!
post pubblicato in Scienza e Coscienza, il 26 luglio 2009



Le entusiastiche dichiarazioni di Fleishmann e Pons crearono, agli inizi degli anni ’90, un vero e proprio terremoto nella comunità scientifica internazionale. Negli anni successivi si susseguirono dichiarazioni contrastanti dominate però da scienziati che ritenevano la fusione fredda una vera e propria “bufala”. Tuttavia una parte di imperterriti curiosi continuarono a battere la strada indicata nel 1989, tra questi è da ricordare il lavoro svolto dal gruppo dell’ENEA di Frascati, ai quali misteriosamente non venne rifinanziato il progetto nonostante gli iniziali successi ed entusiasmi. Sebbene l’intera vicenda della fusione fredda è rimasta avvolta in un manto di omertà, nel 2008 venne ufficializzata la verifica sperimentale di quanto detto da Fleishmann e Pons circa 20 anni prima. La dimostrazione pubblica del fenomeno venne effettuata da Yoshiaki Arata, 85 anni, professore emerito giapponese, nel maggio del 2008 ad Osaka. Arata davanti un pubblico di personale qualificato e di giornalisti mise in funzione il suo piccolo reattore, in parte realizzato anche con le idee di Francesco Celani e del suo gruppo di Frascati-Infn. Impropriamente e irrispettosamente (nei confronti di Fleishmann e Pons) il fenomeno è stato definito "Arata Phenomena".



 

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tecnologia%20e%20Business/2008/05/nucleare-fusione-fredda.shtml

 

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tecnologia%20e%20Business/2008/05/samurai-caravita.shtml

 

http://physicsworld.com/blog/2008/05/coldfusion_demonstration_a_suc.html



 


Undici minuti...Coelho affronta la sessualità
post pubblicato in CulturalMENTE, il 24 luglio 2009


L’autore dell’Alchimista, Il cammino di Santiago e di molti libri pregni di spiritualità, ci offre una nuova storia altrettanto ricca di sentimento, passione, ma anche di sofferenza, Undici minuti. Questo l’incipit del romanzo:

 

“C’era una volta una prostituta di nome Maria.

Un momento “C’era una volta” è la frase migliore con cui cominciare una storia per bambini, mentre “prostituta” è una parola da adulti. Come posso scrivere un libro che rivela questa apparente contraddizione iniziale? Comunque visto che abbiamo un piede nella favola e l’altro nell’abisso, manterrò questo incipit.”

 

Da subito quindi sappiamo quale sarà il destino della protagonista, presentata all’inizio della storia come una ragazzina brasiliana di appena nove anni alle prese con il primo “tenero” amore per un compagno di scuola.

Coelho ci conduce per mano in un mondo nuovo. Dal Brasile, dove Maria trascorre l’infanzia e l’adolescenza, si arriva in Europa, precisamente in Svizzera. Qui Maria, un po’ per gioco, un po’ per spirito di avventura, inizierà la sua “professione” in un locale notturno, vendendo il proprio corpo a uomini facoltosi, ma continuando a sognare il vero amore.

Ciò che colpisce è la volontà di capire sé stessa e il mondo, vivendo il tutto attraverso il linguaggio del corpo, ma confrontandosi molto spesso con una sconvolgente solitudine ed angoscianti sensi di colpa. La sua è una scelta. Può dire No!, può sottrarsi a quella vita, ma qualcosa le impedisce di tornare indietro. Disillusa e delusa dagli uomini, si rapporta a loro in maniera distaccata: erano solo clienti, talvolta più insicuri di lei.

L’autore ci porta a sentire i pensieri di Maria, grazie all’espediente letterario del diario su cui la donna annota ogni sensazione provata. Il desiderio di libertà si fonde con la necessità di amare qualcuno e Coelho riesce abilmente a creare un’osmosi tra queste due dimensioni attraverso un nuovo tema, quello della sessualità. Ci spiega l’autore: «L’idea originaria era di parlare della sublimità del sesso, della magia per cui, dall’unione tra un uomo e una donna, nasce una nuova vita, poi però ho capito che , per arrivare a trattare questa dimensione elevata, dovevo partire da quella bassa. Solo partendo dall’aspetto profano potevo arrivare a quello sacro».

Il sesso visto come strumento di conoscenza ed esplorazione non solo dell’altro, ma soprattutto di sé stessi.

La passione, la sacralità del sentimento amoroso, il desiderio, il sogno, ma anche l’angoscia e il tormento dell’ego sono i veri protagonisti di questo romanzo che lascia in bocca un retrogusto amaro, ma al contempo ci emoziona facendoci riflettere sul senso dell’essenza profonda dell’unione tra uomo e donna.

 

"Chi è innamorato sta sempre facendo l'amore, anche quando non lo fa. Il momento in cui i corpi si incontrano è solo il traboccare della coppa. Si può restare insieme per ore, addirittura per giorni. Si può iniziare la danza un giorno e concluderla un altro, o magari non terminarla nemmeno se il piacere è tanto. Niente a che vedere con undici minuti."


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permalink | inviato da tivacu il 24/7/2009 alle 12:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Scienza: tra progresso e complotto!(3)
post pubblicato in Scienza e Coscienza, il 21 luglio 2009



Scienza: tra progresso e complotto!(2)
post pubblicato in Scienza e Coscienza, il 21 luglio 2009




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permalink | inviato da efrem il 21/7/2009 alle 0:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Scienza: tra progresso e complotto!(1)
post pubblicato in Scienza e Coscienza, il 21 luglio 2009


Messaggio per un'aquila che si crede un pollo
post pubblicato in CulturalMENTE, il 14 luglio 2009


Oggi ho voglia di parlare di un libro che ho divorato in pochi giorni, Messaggio per un'aquila che si crede un pollo di Anthony De Mello, un padre gesuita indiano. Si tratta di un libricino di piccole dimensioni, scritto in un linguaggio semplice ed immediato, che può a mio avviso spingere alla riflessione. L'imperativo alla base del testo è SVEGLIARSI; la premessa è che siamo tutti DORMIENTI! Non credo affatto a coloro che scrivono per dare istruzioni su come vivere, non credo affatto che possa esistere un manuale d'uso che ci consenta di "tornare al punto precedente in caso di errore", ma credo agli stimoli dati dalle parole! Stimoli al pensiero, stimoli all'azione, stimoli al dialogo, stimoli alla comunicazione... e se sono qui a parlare di un libro vuol dire che le parole in esso contenute, condivisibili o meno, hanno raggiunto il loro scopo: indurre in modo naturale a fermarsi anche un solo istante a pensare.
ll sottotitolo del libro ci aiuta a capire la direzione seguita dall'autore: "La vita è quella cosa che ci accade mentre siamo impegnati a fare altri progetti", da qui inizia tutta una serie di considerazioni sui nostri comportamenti, talvolta assurdi se visti da un occhio esterno e con sguardo critico. Un esempio potrebbe essere il nostro modo di rapportarci all'altro, un modo spesso sbagliato poichè frutto di un'idea di dipendenza, di "abbarbicamento", ed è vero! Ma troppo difficile è ammetterlo:

 "Io non esigo che mi facciate felice; la mia felicità non alberga in voi. Se mi doveste lasciare, non mi sentirei dispiaciuto per me stesso; godo immensamente della vostra compagnia, ma non mi abbarbico a voi. [...] Non siete voi, ciò di cui godo; è qualcosa di più grande di voi e di me. E' qualcosa che ho scoperto, una sorta di sinfonia, una sorta di orchestra che suona alla vostra presenza, ma quando voi ve ne andate, l'orchestra non smette. Quando incontro qualcun altro, suona un'altra melodia, altrettanto deliziosa. E quando sono solo, continua. Ha un grande repertorio e non cessa mai di suonare" (pp. 62-62 ed Piemme Economica, 2001).

De Mello non si erge a guru, a portatore di verità, ma scrive cose che tutti noi non vogliamo vedere perchè preferiamo rifugiarci nelle rassicuranti etichette che i viventi ci attaccano addosso, o preferiamo crogiolarci nella nostra pigrizia mentale rifiutandoci di comprendere ciò che siamo!
In ultima analisi vi consiglio di leggere questo libricino e di farlo senza alcuna aspettativa: non c'è nessuna possibilità di imparare a vivere, ciò accade solo vivendo!

Non ci si può fermare ad Eboli! Carlo Levi alla scoperta del Sud.
post pubblicato in CulturalMENTE, il 13 luglio 2009



Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi è una constatazione dalla quale nasce indirettamente anche un imperativo: bisogna scendere più giù di Eboli. Il racconto solleva molti interrogativi e conserva un alto tasso di ambiguità, non bisogna fidarsi della semplicità dei fatti narrati, in realtà sono tentacolari per chi vuole interpretarli.

L’opera di Levi non si ferma alla realtà, ma va oltre; in Lucania l’autore ha imparato che molta realtà sfugge al dominio della ragione. In concreto, nel 1935, è sceso dal Piemonte Carlo Levi, un ebreo molto cristiano.

Il testo brilla subito, a cominciare dalla superficie, dalla prosa, enorme forza d’urto intellettuale ed emotivo, grande capacità di affabulazione. Il nome di Levi resterà legato alla questione meridionale; è la storia di un viaggio nell’altro mondo, che è il Sud. Sintetica è la caratterizzazione dei personaggi, analitica è la pittura dell’ambiente, che ha il colore dei suoi quadri. Il protagonista è lo stesso Levi.

 L’opera può essere letta persino come la visione accorata di un mondo che non si doveva perdere. I fatti sono tanto più eloquenti se a registrarli è un estraneo, il viaggiatore, chi viene in visita, chi coglie le novità rispetto a quello che sa. I locali sono diventati indifferenti allo spettacolo quotidiano. Dunque chi vuole scrivere del Sud deve tenere gli occhi puntati sui fatti. I puri fatti non sono univoci come sembrano, sono anche “misteriosi”, perciò hanno bisogno dell’interpretazione , dello scrittore e del lettore.

Levi, medico e pittore, si reca a casa di un vecchio prete che notoriamente beve molto, anche quando dice messa. Il prete offre del vino al medico, in un bicchiere sporco, ma Levi accetta e si adegua alla situazione, perché vuole comprendere una realtà. Deve bere senza pregiudizi igienici, morali e religiosi, solo così il prete racconterà la storia del suo rapporto con un mondo dinnanzi al quale si perde progressivamente la fede.

Così l’intellettuale piemontese si accosta senza reticenze alla realtà meridionale: per capire la realtà lucana collaborano il medico, il pittore e lo scrittore, una scienza e due arti.

Per chi ha scritto il libro? I contadini non sanno leggere né scrivere; lo ha scritto per gli intellettuali del Nord che credono di sapere tutto sul Sud, ma invece non sanno quasi nulla. Potrebbe averlo destinato ai bambini a cui stava insegnando a leggere, convinto che lo studio fosse la prima via d’uscita dalla povertà. Agli intellettuali del Sud chiede di restare laggiù, di scavare meglio nel loro territorio.

Il verbo di moda nell’immediato secondo dopoguerra, nel 1945, era scendere, andare verso classi umili. Prima toccò scendere dalle montagne della guerra partigiana, poi scendere laggiù, nel cuore della questione meridionale. Il decennio successivo al 1945 fu delegato al Sud, alle sue vicende e alle sue parole, per lo più dialetti; se ne occuparono narratori come Rea per la Campania, Silone e Jovine per Abruzzo e Molise, Alvaro e Strati per la Calabria, Sciascia e Bonaviri per la Sicilia, Tommaso Fiore per la Puglia… Levi per la Basilicata.

Levi prova con le riforme, ma il fascismo le blocca, fino ad interdirlo, gli verrà proibito di svolgere la professione di medico. Resta un confinato politico.

“Ma che sono venuto a fare quaggiù?”, è venuto a scrivere una testimonianza, un libro che serve a misurare fin dove arriva di volta in volta Cristo. In Lucania per conoscere sé stesso e come interprete e protagonista di un’eccezionale avventura dentro un mondo che dapprima è chiuso ermeticamente in sè stesso e che poi si apre alla visione di chi ha le doti per cercare sotto la superficie.

Alla fine del libro Levi pensa alla propria sconfitta, è assillato dal senso di colpa per aver lasciato i suoi contadini al loro destino “in quel tempo immobile”. Quando dice di essere giunto a un punto estremo di indifferenza, raggiunge la sconfitta.

 

 

Non mi pare vero!
post pubblicato in diario, il 8 luglio 2009



Quando vale un pacco di wafer del discount? A Salvatore Scognamiglio, 40 anni, campano, è costato tre anni di carcere. Qualche giorno fa l’uomo aveva rubato i biscotti, un euro e 29 centesimi di valore, in un supermercato a basso costo di Melito, in provincia di Napoli. Gli addetti del negozio lo avevano visto e bloccato. Invitato a consegnare la refurtiva – come emerso oggi al processo – tentò di divincolarsi, ma fu immobilizzato e consegnato ai carabinieri. "Mi vergogno, avevo fame..." si è giustificato Scognamiglio, che è tossicodipendente e che in passato ha già riportato condanne per piccoli furti.

Giustizia ferrea
Durante il processo non ha potuto beneficiare delle attenuanti generiche e per aver compiuto un atto lieve, per gli effetti della legge Cirielli che ha cancellato questi benefici per i recidivi. Così, al termine di un breve dibattimento – il pm aveva chiesto il giudizio immediato – il giudice monocratico di Marano, sezione distaccata del tribunale di Napoli ha condannato l’uomo a tre anni, cioè il minimo consentito dalla legge, per rapina impropria. (http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=124036)

 

Non mi pare vero.

Non mi pare vero che per il furto di un pacco di wafer, preso per soddisfare il più primitivo degli istinti (la fame), si venga condannati a tre anni di reclusione.

Non mi pare vero che per il furto di un pacco di wafer si attribuisca una condanna quasi identica a quella attribuita ai poliziotti che hanno ucciso a manganellate un ragazzo di 18 anni (http://www.youtube.com/watch?v=dCk2i4h0GS0; http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/)

Non mi pare vero che grazie all’indulto, i suddetti poliziotti non sconteranno nemmeno un minuto di carcere (http://www.youtube.com/watch?v=ht_bNiYlCkc; http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/07/07/omicidio-aldrovandi-poliziotti-condannati-tre-anni-sei.html), mentre un uomo si trova agli arresti domiciliari per aver rubato un pacco di wafer.

Non mi pare vero che persone pluri indagate per i più disparati reati rivestano ruoli determinanti nel nostro paese (http://www.beppegrillo.it/condannati_parlamento.php), mentre un 40enne viene condannato a 3 anni per aver rubato un pacco di wafer per fame.

Non mi pare vero.


Press The 8!!
post pubblicato in diario, il 5 luglio 2009



PressG8

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Fusione Fredda, troppo bello per essere vero! (3)
post pubblicato in Scienza e Coscienza, il 4 luglio 2009



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