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Bicycle Trip
post pubblicato in CulturalMENTE, il 30 giugno 2009



Per notizie sugli autori: http://www.abicycletripart.blogspot.com/
Per notizie storiche sul protagonista :

http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/persone/morto-hoffman/morto-hoffman/morto-hoffman.html



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Grande capo Seattle
post pubblicato in diario, il 29 giugno 2009



“Ma se vi vendiamo le nostre terre io vi porrò una condizione: l’uomo bianco dovrà rispettare gli animali che vivono in queste terre come fossero suoi fratelli. Perchè ciò che accade agli animali prima o poi accade anche all’uomo”

 

 

Grande capo Seattle

 

Tribu Suwamish 1885


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Ecco come si fa il L.M.M.
post pubblicato in Scienza e Coscienza, il 29 giugno 2009



Last Minute Market
post pubblicato in Scienza e Coscienza, il 29 giugno 2009



Ogni anno 1,5 tonnellate di prodotti alimentari assolutamente commestibili, pari ad un valore di mercato di 4 miliardi di euro, vengono gettati: ammassati in una discarica o bruciati in un inceneritore. L'equivalente di 150000 tir carichi di cibo viene, in un'unica parola, sprecato. Come sfruttare questa enorme quantità di prodotti al fine di destinarli ad un utilizzo positivo? Partendo da questa domanda, la Facoltà di Agraria dell'Università di Bologna ha avviato già sul finire del 1998 uno studio, condotto dal prof. Andrea Segrè, attuale Preside della Facoltà, e dal suo gruppo di ricerca. Proprio da questo studio universitario è nato il progetto Last Minute Market che, facendo dialogare le attività commerciali, alimentari ma non solo, con le associazioni no profit, permette ai prodotti scartati di deviare il loro percorso verso le discariche e raggiungere invece le mense e gli alloggi dei più bisognosi (http://www.magazine.unibo.it/Magazine/Notizie/2007/01/24/Last_Minute_Market.htm).
Trasformare lo spreco in risorsa, questo è l'obiettivo di Last Minute Market: un mercato dove per favorire i più bisognosi, Last Minute rende possibile il recupero delle merci invendute, che non hanno più un valore commerciale, ancora idonee per il consumo. I beni raccolti, mediante il meccanismo del dono, sono resi disponibili ad enti e associazioni che offrono assistenza a persone in condizioni di disagio sociale.

http://www.lastminutemarket.org

Dino Buzzati, un autore pop!
post pubblicato in CulturalMENTE, il 26 giugno 2009




Più noto all’estero rispetto all’Italia, in cui viene appena citato da alcune storie della letteratura del Novecento o collocato tra gli autori minori, Dino Buzzati vanta un numero considerevole di traduzioni in lingua straniera, circa ventotto. Sorprendente è senza dubbio che la traduzione, nella maggior parte delle lingue, non riguardi una sola, ma parecchie sue opere.

Ma perché un autore così poliedrico ed eclettico non è ancora valorizzato nel giusto modo in Italia?

Sicuramente per un residuo del passato: le sue opere apparivano agli occhi dei lettori e dei critici stessi “inattuali”, poiché Buzzati scelse di proporsi come autore fantastico proprio negli anni in cui questo genere letterario veniva considerato impopolare, gli anni del trionfo del neorealismo e della letteratura socialmente impegnata.

I suoi libri migliori vedono la luce tra il 1940 e il 1958, gli anni più caldi del ventesimo secolo; Il deserto dei Tartari, che è l’opera più nota, sorprese il lettore del tempo che non trovò una corrispondenza reale tra ciò che si viveva storicamente, una guerra che sconvolgeva ogni equilibrio e stordiva con il fragore delle armi, e ciò che veniva narrato, ossia una fortezza da cui non si sparava; nessun combattimento riempie le pagine del libro, ma un’attesa perenne e disarmante domina insieme alla paura di un nemico invisibile.

Il fine del fantastico di Buzzati era divertire, ma allo steso tempo penetrare nel cuore della problematica sociale, mettendo a nudo l’ipocrisia e l’egoismo dell’uomo, ma anche la sua angoscia interiore.

Un autore che si fa pop, come i quadri che dipinge a partire dagli anni Sessanta, attraverso un linguaggio semplice, popolare appunto, che subisce l’interferenza dello stile giornalistico (Buzzati fu anche un giornalista del Corriere della Sera).

Dove non arrivava la parola, c’era l’immagine a dare man forte, basti pensare all’opera Poema a fumetti (1969, edita da Mondadori), il tutto in nome di un vero e proprio “culto della comunicazione”, al fine di rappresentare il reale attraverso una fitta rete di simboli.

Da qui la necessità di un approccio poliedrico alla narrazione: una pluralità di applicazioni, come la pittura, il fumetto, la musica e il teatro, concorrono al medesimo scopo, raccontare qualcosa.

Tra i pochi rappresentanti del genere fantastico italiano, giornalista affermato e pittore aperto a suggestioni provenienti da ogni dove, Dino Buzzati sorprende per la sua duttilità.

Un artista tout court che meriterebbe dunque una maggiore considerazione; iniziamo da qui, consigliandovi la raccolta “Sessanta racconti” e “Il colombre”, entrambi editi da Mondadori.


Prof. Rifkin
post pubblicato in Scienza e Coscienza, il 26 giugno 2009


Prof. Rubbia
post pubblicato in Scienza e Coscienza, il 26 giugno 2009



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Prof. Mattioli
post pubblicato in Scienza e Coscienza, il 26 giugno 2009


Il Nucleare, questo sconosciuto....
post pubblicato in Scienza e Coscienza, il 25 giugno 2009




Periodicamente in Italia, dopo l’incidente di Cernobyl e dopo il referendum abrogativo del 1991, si riapre il dibattito sull’utilizzo dell’energia nucleare. Tuttavia questa volta si è passati dalle parole ai fatti con l’accordo stipulato dal nostro premier con il presidente francese Sarkozy (http://www.corriere.it/economia/09_febbraio_24/nucleare_italia_francia_c5b4952c-0255-11de-adb7-00144f02aabc.shtml). Tuttavia l’azione del governo italiano è assai singolare se paragonata a quelle delle maggiori potenze occidentali. Infatti se si considerano i principali paesi dell’OCSE (Organisation for Economic Co-operation and Development), Giappone escluso, come USA, Svezia, Spagna e recentemente Germania, si osserva un abbandono degli investimenti a favore degli impianti di produzione di energia derivante dall’atomo. Ad esempio negli USA non si progettano nuove centrali nucleari da più di 25 anni (http://www.energy.gov), mentre in Svezia nel 1980 si è avuto l’arresto dei progetti per le nuove centrali in programma per il 2010 (http://www.world-nuclear.org).

Se è vero che da poco più di un mucchietto di materiale nucleare è possibile ricavare un quantitativo di energia pari a quella ottenuta da una montagna di carbone, è altresì vero che la produzione di energia nucleare possiede una serie di controindicazioni non sempre considerate:

disponibilità della materia prima (U235);
smaltimento scorie nucleari;
smantellamento centrali nucleari in disuso;
pericolo attentati terroristici su centrali nucleari;
difficoltà di collocazione delle centrali in aree sismiche e soggette a dissesto idrogeologico;
rilasci radioattivi durante il ciclo ordinario di produzione.

 

Il  Prof. G.Mattioli ci illumina su quelle che sono le conseguenze ambientali ed economiche del ricorso al nucleare (http://www.greenreport.it/contenuti/leggi.php?id_cont=18559) mettendo in evidenza che se si volesse almeno dimezzare la massiccia incidenza dei combustibili fossili (~66%), bisognerebbe almeno triplicare in tempi rapidi la produzione globale di energia nucleare. Ma così facendo di materiale fissile se ne avrà a disposizione per circa 20-25 anni. Infatti finora l’unico uranio utilizzabile è quello di origine minerale, in quanto l’uranio contenuto nelle acque marine richiederebbe eccessivi costi di estrazione (Energy Information Administration-DOE, 2003; INFCE-1, IAEA 1980). Sarebbe possibile far divenire materiale fissile l’isotopo U238, ma questo processo porterebbe alla formazione di Plutonio239, sostanza altamente tossica (http://www.greenreport.it/contenuti/leggi.php?id_cont=18559). Per di più come molti sanno l’energia nucleare non è affatto “pulita”; infatti se da un lato non provoca immissioni di gas-serra clima-alteranti, dall’altro, come ci ricorda la Pubblicazione 103 - l’ICRP, l’Agenzia Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Ionizzanti (2007) dosi comunque piccole di radiazioni, aggiungendosi al fondo naturale di radioattività, possono causare eventi sanitari gravi ai lavoratori e alle popolazioni, nel funzionamento “normale” degli impianti e, ovviamente, nel caso di incidenti.

Tutte questi controindicazioni influiscono enormemente sia sulla saluta e l’ambiente, sia sul prezzo finale che il KWh nucleare avrebbe; infatti quanti hanno avanzato proiezioni di costo del kWh nucleare (per es. EIA/DOE: “Annual Energy Outlook 2004 and Projections to 2025”; MIT, 2003; ed altri), che tengono conto di tutti gli elementi sopra citati ed anche delle caratteristiche dei reattori di nuova concezione, pervengono comunque a stime dell’ordine dei 0,06-0,07 €/kWh, decisamente più elevate del costo del kWh a gas o a olio combustibile, ma anche prodotto con il vento (0,04-0,05 €/kWh; http://www.greenreport.it/contenuti/leggi.php?id_cont=18559)
CulturalMente
post pubblicato in CulturalMENTE, il 25 giugno 2009




Con questo racconto di Dino Buzzati apriamo la sezione culturale del blog Think up! Per dar voce a quanti credono che valga sempre la pena di fare arte, intesa nel senso più ampio del termine, e soprattutto di parlarne!

 

[…] «Che fai?» mi chiese dopo i saluti d’uso. «Scrivi sempre?»

«È il mio mestiere» dissi, colpito immediatamente da un senso di inferiorità.

«Non sei ancora stufo?» lui insistette, e il sorriso beffardo gli tagliava sempre più la faccia, alla luce immobile dei lampioni. «Non so, ma ho la sensazione che voi scrittori, di giorno in giorno siate sempre più fuori dei tempi. Voi scrittori; ma anche i pittori, gli scultori, i musicisti. Un senso di inutilità, di gioco fine a sé stesso. Intendi quel che voglio dire?»

«Intendo.»

«Sì, voi scrittori, voi pittori eccetera vi affannate disperatamente a escogitare le novità più assurde e astruse per far colpo, ma il pubblico diventa sempre più scarso e indifferente. Sempre meno gente che vi ascolta, sempre meno. E, scusa la sincerità, un bel giorno dinanzi a voi la piazza sarà completamente deserta.»

[…] «Eppure …» io dissi «anche quando non ci sarà più uno solo a leggere le storie che bene o male scriviamo, quando le mostre d’arte resteranno deserte e i musicisti suoneranno le loro invenzioni dinanzi a schieramenti di sedie vuote, le cose che faremo, non dico io, ma quelli che fanno il mio mestiere …»

«Su coraggio, coraggio» pungeva sarcastico l’amico.

«Sì, le storie che si scriveranno, i quadri che si dipingeranno, le musiche che si comporranno, le stolte pazze incomprensibili e inutili cose che tu dici, saranno pur sempre la punta massima dell'uomo, la sua autentica bandiera [...] quelle idiozie che tu dici saranno ancora la cosa che più ci distingue dalle bestie, non importa se supremamente inutili, forse anzi proprio per questo. Più ancora dell'atomica, dello sputnik e dei razzi intersiderali. E il giorno in cui di quelle idiozie non se ne faranno più, gli uomini saranno diventati dei nudi miserabili vermi come ai tempi delle caverne […]».

Allora lui mi diede una gran manata sulla spalla. «Ah, l’hai capita finalmente, pezzo di imbecille!».

Balbettai: «Che… Che cosa vorresti dire?».

[…] «Ti avevo visto così sfiduciato. Semplicemente ho cercato di tirarti un po’ su.»

Era vero. Illuso o meno, però adesso mi sentivo un altro: libero e passabilmente sicuro di me. Accesi una sigaretta, mentre Schiassi dileguava laggiù come un fantasma.

 

(D. Buzzati, Il mago, in Il colombre)

 





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permalink | inviato da tivacu il 25/6/2009 alle 22:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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