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La scrittura diasporica
post pubblicato in CulturalMENTE, il 1 luglio 2009


Ivo Andric, scrittore serbo e premio nobel per la letteratura nel 1961 scrive:

 

“Nessuno può immaginare cosa significhi

nascere e vivere al confine tra due mondi,

conoscerli e comprenderli ambedue

e non poter far nulla per avvicinarli, amarli entrambi

e oscillare fra l’uno e l’altro per tutta la vita,

avere due patrie e non averne nessuna,

essere di casa ovunque e rimanere estraneo a tutti,

in una parola, vivere crocefisso

ed essere carnefice e vittima allo stesso tempo”

 

Spesso si tende a sottovalutare o ad ignorare la condizione molto difficile , talvolta drammatica, di popolazioni che per diverse ragioni, storiche, politiche, etniche sono costrette ad espatriare, a lasciare la propria terra iniziando un cammino che li porta a confrontarsi con mondi diversi, antitetici, lontani. È la condizione di coloro che vivono una DIASPORA, di coloro che sentono il peso di una trasformazione di status, da soggetti ben definiti ad ibridi. In costante rapporto con il “trattino” che, anche graficamente, li colloca ai margini di qualcosa d’altro, acquistano una nuova etichetta (italo-americani, asio-americani, ecc.), ma oggi la parte alla sinistra del trattino cerca la propria voce e vuole usarla per uscire dal silenzio.

Gli scrittori che vivono tale situazione e vogliono rappresentarla, prediligono la dimensione autobiografica, più consona ad esprimere sensazioni intime, percezioni, conflitti,  nel confronto con l’Altro.

Per letteratura diasporica intendiamo l’insieme di opere create da autori che vivono una condizione di diaspora; Barbara Ronca, in una recensione pubblicata su Osservatorio Balcani,  a tal proposito scrive:

 

“La loro produzione letteraria riveste una particolare importanza: prima di tutto perché, come ogni scrittore migrante, essi, vivendo in un paese diverso da quello in cui sono nati, e scrivendo in una lingua diversa da quella dell’infanzia, si pongono come punti di raccordo e d’incontro, tra realtà culturali diverse ed eterogenee: il migrante vive in equilibrio tra i mondi, tra il paese di partenza e quello di arrivo, e li modifica e arricchisce entrambi, sia culturalmente che linguisticamente”

 

Tra le tante opere vi consiglio la lettura di Senza bagagli di Elvira Dones, Loving Che di Camilla Cattarulla e The Dew Breaker di Tatiana Petrovich Njegosh.

 

“Siamo una collana di perle che è stata recisa; le perle sono rimbalzate da tutte le parti”

 

credo che questa frase della scrittrice Cristina Ali Farah, riassuma al meglio il fenomeno della diaspora.

Una condizione vissuta dagli scrittori diasporici che hanno dimostrato il potere salvifico della letteratura. Attraverso le opere letterarie, questi autori hanno portato  la propria testimonianza al mondo, salvando sé stessi e ciò che resta del proprio paese dall’oblio.

 


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permalink | inviato da tivacu il 1/7/2009 alle 15:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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