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INTERNET CANDIDATO AL NOBEL PER LA PACE 2010
post pubblicato in CulturalMENTE, il 15 marzo 2010



Ebbene sì! INTERNET è ufficialmente candidato al Nobel, grazie alla proposta della rivista WIRED ITALIA, successivamente sostenuta da MTV. Naturalmente i pareri al riguardo sono discordanti, ma l'entusiasmo di certo non manca. Quest'anno potrebbe accadere un evento inedito nella storia del premio; se INTERNET dovesse vincere il Nobel è come se ogni singolo "navigatore" lo vincesse!
La proposta della candidatura è stata subito abbracciata da illustri personaggi come il grande informatico statunitense, Nicholas NegroponteShirin Ebadi, Nobel per la pace 2003, oltre che da Umberto Veronesi,Giorgio Armani e gran parte del mondo politico italiano. Si contano circa 160 parlamentari -tra cui l'ambasciatore della proposta, Gianfranco Fini - che hanno subito firmato la petizione per chiedere ufficialmente alla commissione del premio di assegnare il Nobel per la Pace al Web.
La candidatura è stata presentata a Oslo dal presidente di Wired Italia - Riccardo Luna - che a Repubblica ha dichiarato: “Internet è certamente uno strumento di pace, è un’arma di istruzione di massa e sta diventando un'arma di costruzione di massa”, questo è il punto di forza dell'intero progetto.
Uno dei motivi per assegnare il Nobel al web, contenuto nel Manifesto, è questo: "La cultura digitale ha creato le fondamenta di una nuova civiltà e questa civiltà sta costruendo la dialettica, il confronto e la solidarietà attraverso la comunicazione. Perché da sempre la democrazia germoglia dove c'è accoglienza, ascolto, scambio e condivisione". 
Certamente una bella sfida!

E' possibile sostenere la candidatura di Internet al Nobel per la pace 2010 sottoscrivendo la petizione sul sito http://www.internetforpeace.org/manifesto.cfm!

JIMI HENDRIX TORNA A VIVERE CON "VALLEYS OF NEPTUNE"
post pubblicato in CulturalMENTE, il 14 marzo 2010



Sono passati 40 anni dalla morte di Jimi Hendrix, il chitarrista di Seattle che ha segnato la storia della musica in soli 27 anni di vita, ed è appena uscito l'ottavo album postumo "VALLEYS OF NEPTUNE". Oltre 60 minuti di musica inedita in cui sono incluse cover di canzoni di Elmore James e dei Cream oltre a composizioni originali come “Ships Passing Through The Night” e “Lullaby For The Summer”.Le tracce di ''Valleys Of Neptune'' sono state rimasterizzate da Eddie Kramer, oggi 69enne, ingegnere del suono che ha lavorato in tutti gli album di Hendrix a partire dal 1967 con ''Are You Experienced?''.

L'eroe del leggendario concerto di Woodstock dell'agosto 1969 si è consumato in una vita di eccessi; proprio per il disordine in cui annegava la sua carriera di genio, Hendrix è stato anche l’artista più saccheggiato della storia: dopo la sua morte le sue registrazioni sono state pubblicate in ogni possibile forma, da quella accurate dell’imperdibile confanetto Jimi Hendrix Experience Box Set ai bootleg dei concerti, fino alle sacrileghe registrazioni completate da altri musicisti. Uno scempio terminato da poco, da quando i familiari hanno fondato la Experience Hendrix LLC
Per questo la pubblicazione di Valleys of Neptune è definito da molti un piccolo miracolo. Trovare ancora del materiale inedito è una sorpresa e probabilmente dietro c’è Eddie Kramer, che si era portato via tutto il possibile!

info: www.jimihendrix.com

THE GIVER.IL DONATORE IL CASO LETTERARIO AMERICANO FINALMENTE IN ITALIA
post pubblicato in CulturalMENTE, il 13 marzo 2010


        
E' giunto in Italia "THE GIVER. IL DONATORE", (Giunti, pp.253, euro 14,50) il bestseller per ragazzi vietato agli adolescenti americani. Scritto da Lois Lowry, THE GIVER è stato pubblicato per la prima volta nel 1993 e solo dopo 17 anni giunge tra le mani dei lettori italiani.
Si tratta di uno dei romanzi più discussi e censurati della contamporaneità;  nonostante le avversità ha venduto circa 6 milioni di copie ed è stato tradotto in trenta Paesi, ottenendo nel 1994 il più prestigioso riconoscimento per la letteratura adolescenziale, il Newbery Medal.
Alla base di quello che possiamo definire un vero e proprio caso letterario c'è "la paura del sapere e di ogni pensiero indipendente", afferma la scrittrice. 
THE GIVER racconta la storia di un mondo tanto perfetto da diventare terribilmente inquietante. Non esiste la guerra, la menzogna; non esiste alcuna fonte di dolore e sofferenza, compresi gli impulsi sessuali, le stagioni e i colori.
Jonas è il protagonista, dodicenne, che vive in questa società basata sull’uniformità e la conformità, dove non ci sono differenze; tutto è controllato nei minimi particolari e non è premesso essere “unico” o “diverso” dagli altri. Le regole da rispettare sono ferree, ma tutti i membri della Comunità si adeguano al modello di controllo governativo che non lascia spazio a scelte o profondità emotive, ma neppure a incertezze o rischi.
Ogni unità familiare è formata da un uomo e una donna a cui vengono assegnati un figlio maschio e una femmina. Ogni membro della Comunità svolge la professione che gli viene affidata dal Consiglio degli Anziani.
Tutto ciò si traduce in ASSENZA DI LIBERO ARBITRIO, la facoltà umana più potente!
Il libro è ancora vietato in molte scuole americane perché accusato di trattare in modo esplicito temi come la sessualità, l’eutanasia e l’infanticidio, eppure è un libro per ragazzi.
Si è già diffusa la notizia di una prossima trasposizione cinematografica, sotto la direzione dell'inglese David Yates (regista di Herry Potter e l'Ordine della Fenice, Harry Potter e il principe mezzosangue e Harry Potter e i doni della morte. Parte 1). Dustin Hoffman vestirà i panni del Donatore. Non ci resta che aspettare
Il paese delle stelle nascoste
post pubblicato in CulturalMENTE, il 31 gennaio 2010




Sara è una donna iraniana, cresciuta a Parigi, che ha tentato in ogni modo di dimenticare il suo passato, il paese natale, la lingua, gli usi e i costumi di un mondo così distante dal suo modo di pensare e di vivere. Ha persino cambiato nome, scegliendone uno semplice da ricordare e molto comune, al contrario del suo così dissonante da implicare una sillabazione necessaria: Afsaneh.
Il richiamo delle radici è però talmente forte da spingerla a tornare in Iran, dove continuano a vivere il padre e i fratelli. La madre di Sara vive a Parigi, collezionando compagni più giovani di lei.
Il viaggio con la Iran Air la riporta a contatto con una cultura piena di imperativi:le hostess insistono sull'uso obbligatorio del velo durante il volo e la direzione della Mecca viene sempre monitorata grazie ad una bussola posizionata sullo schienale di ogni sedile.
L'Iran è tanto cambiato da quando Sara ne era parte integrante; ora i figli di contadini possono addirittura laurearsi presso l'Università di Teheran e molti sognano di andare a vivere in America... Sotto il velo le donne resistono, nonostante la discriminazione legale!:

-Non è legale lo smalto in Iran?-
La mia domanda sembrava sorprenderla.
-Da quanto tempo non ci torna?-
-Ventisette anni.-
-Accidenti! Allora devo metterla al corrente di come vanno le cose adesso-, dice soffiando sulle unghie scarlatte. - In linea di massima, la legge non consente lo smalto così come proibisce l'alcol non consente lo smalto, le antenne paraboliche, i DVD stranieri, il rock,la techno...Eppure basta girare per strada per constatare che non ci si priva di nulla. In Iran bisogna inflilarsi tra le maglie della rete. E' lo sport nazionale!-

Quello che Sara ha di fronte a sè è un paese che trasgredisce velatamente tutti i precetti fondamentalisti: i giovani fanno feste, si ubriacano, le ragazze si truccano e indossano sotto il velo abiti succinti. I rischi non mancano e se si viene scoperti la punizione inflitta è umiliante.
La protagonista continuerà a scavare nel suo passato, continuando però a sentirsi straniera nella propria terra.

Il paese delle stelle nascoste di Sara Yalda (edito da Piemme, € 15,00) è un bel libro, di semplice lettura, che riesce a cogliere aspetti poco conosciuti di una cultura così rigorosa, ma altrettanto ricca di controsensi. Ve lo consiglio!!
 


Che la festa cominci... il nuovo romanzo di Ammaniti!
post pubblicato in CulturalMENTE, il 23 gennaio 2010




Dopo il grande successo di Io non ho paura, Ti prendo e ti porto via e Come Dio comanda, Ammaniti torna con un romanzo amaro, intitolato Che la festa cominci, forse più vicino allo stile di Fango e del primissimo Branchie.
Ciò che emerge dalle pagine di questo libro è la volontà dell'autore di dipingere una società malata, che marcisce lentamente senza nemmeno rendersene conto.
Due storie corrono parallelamente lungo tutta la narrazione, quella di una setta satanica un pò goffa e sfigata, "Le bestie di Abaddon", e la storia di uno scrittore, Fabrizio Ciba, che vive di rendita sul successo di un libro scritto  qualche anno prima.
L'esistenza del leader delle Bestie di Abaddon, Saverio Moneta,  è diametralmente opposta a quella dello scrittore: il primo è un uomo frustrato, maltrattato dal suocero (nonchè datore di lavoro) e dalla moglie che non vuole aver alcun tipo di intimità con lui; il secondo è un latin lover che trascorre le sue giornate tra presentazioni di libri ed uscite mondane.
I binari della storia si incroceranno in un delirio finale: la festa più esclusiva del momento, organizzata dal palazzinaro Sasà Chiatti.
Tra veline, calciatori, volpi, elefanti, presentatori televisivi e chi più ne ha più ne metta, si consuma la fine.
Avvincente, grottesco, talvolta esagetato nelle caricature dei personaggi, Che la festa cominci si legge tutto d'un fiato e lascia in bocca quel retrogusto amaro di una scrittura che racconta il declino. Tutto può essere accettato, purchè si raccolgano applausi e consensi!


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Undici minuti...Coelho affronta la sessualità
post pubblicato in CulturalMENTE, il 24 luglio 2009


L’autore dell’Alchimista, Il cammino di Santiago e di molti libri pregni di spiritualità, ci offre una nuova storia altrettanto ricca di sentimento, passione, ma anche di sofferenza, Undici minuti. Questo l’incipit del romanzo:

 

“C’era una volta una prostituta di nome Maria.

Un momento “C’era una volta” è la frase migliore con cui cominciare una storia per bambini, mentre “prostituta” è una parola da adulti. Come posso scrivere un libro che rivela questa apparente contraddizione iniziale? Comunque visto che abbiamo un piede nella favola e l’altro nell’abisso, manterrò questo incipit.”

 

Da subito quindi sappiamo quale sarà il destino della protagonista, presentata all’inizio della storia come una ragazzina brasiliana di appena nove anni alle prese con il primo “tenero” amore per un compagno di scuola.

Coelho ci conduce per mano in un mondo nuovo. Dal Brasile, dove Maria trascorre l’infanzia e l’adolescenza, si arriva in Europa, precisamente in Svizzera. Qui Maria, un po’ per gioco, un po’ per spirito di avventura, inizierà la sua “professione” in un locale notturno, vendendo il proprio corpo a uomini facoltosi, ma continuando a sognare il vero amore.

Ciò che colpisce è la volontà di capire sé stessa e il mondo, vivendo il tutto attraverso il linguaggio del corpo, ma confrontandosi molto spesso con una sconvolgente solitudine ed angoscianti sensi di colpa. La sua è una scelta. Può dire No!, può sottrarsi a quella vita, ma qualcosa le impedisce di tornare indietro. Disillusa e delusa dagli uomini, si rapporta a loro in maniera distaccata: erano solo clienti, talvolta più insicuri di lei.

L’autore ci porta a sentire i pensieri di Maria, grazie all’espediente letterario del diario su cui la donna annota ogni sensazione provata. Il desiderio di libertà si fonde con la necessità di amare qualcuno e Coelho riesce abilmente a creare un’osmosi tra queste due dimensioni attraverso un nuovo tema, quello della sessualità. Ci spiega l’autore: «L’idea originaria era di parlare della sublimità del sesso, della magia per cui, dall’unione tra un uomo e una donna, nasce una nuova vita, poi però ho capito che , per arrivare a trattare questa dimensione elevata, dovevo partire da quella bassa. Solo partendo dall’aspetto profano potevo arrivare a quello sacro».

Il sesso visto come strumento di conoscenza ed esplorazione non solo dell’altro, ma soprattutto di sé stessi.

La passione, la sacralità del sentimento amoroso, il desiderio, il sogno, ma anche l’angoscia e il tormento dell’ego sono i veri protagonisti di questo romanzo che lascia in bocca un retrogusto amaro, ma al contempo ci emoziona facendoci riflettere sul senso dell’essenza profonda dell’unione tra uomo e donna.

 

"Chi è innamorato sta sempre facendo l'amore, anche quando non lo fa. Il momento in cui i corpi si incontrano è solo il traboccare della coppa. Si può restare insieme per ore, addirittura per giorni. Si può iniziare la danza un giorno e concluderla un altro, o magari non terminarla nemmeno se il piacere è tanto. Niente a che vedere con undici minuti."


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Messaggio per un'aquila che si crede un pollo
post pubblicato in CulturalMENTE, il 14 luglio 2009


Oggi ho voglia di parlare di un libro che ho divorato in pochi giorni, Messaggio per un'aquila che si crede un pollo di Anthony De Mello, un padre gesuita indiano. Si tratta di un libricino di piccole dimensioni, scritto in un linguaggio semplice ed immediato, che può a mio avviso spingere alla riflessione. L'imperativo alla base del testo è SVEGLIARSI; la premessa è che siamo tutti DORMIENTI! Non credo affatto a coloro che scrivono per dare istruzioni su come vivere, non credo affatto che possa esistere un manuale d'uso che ci consenta di "tornare al punto precedente in caso di errore", ma credo agli stimoli dati dalle parole! Stimoli al pensiero, stimoli all'azione, stimoli al dialogo, stimoli alla comunicazione... e se sono qui a parlare di un libro vuol dire che le parole in esso contenute, condivisibili o meno, hanno raggiunto il loro scopo: indurre in modo naturale a fermarsi anche un solo istante a pensare.
ll sottotitolo del libro ci aiuta a capire la direzione seguita dall'autore: "La vita è quella cosa che ci accade mentre siamo impegnati a fare altri progetti", da qui inizia tutta una serie di considerazioni sui nostri comportamenti, talvolta assurdi se visti da un occhio esterno e con sguardo critico. Un esempio potrebbe essere il nostro modo di rapportarci all'altro, un modo spesso sbagliato poichè frutto di un'idea di dipendenza, di "abbarbicamento", ed è vero! Ma troppo difficile è ammetterlo:

 "Io non esigo che mi facciate felice; la mia felicità non alberga in voi. Se mi doveste lasciare, non mi sentirei dispiaciuto per me stesso; godo immensamente della vostra compagnia, ma non mi abbarbico a voi. [...] Non siete voi, ciò di cui godo; è qualcosa di più grande di voi e di me. E' qualcosa che ho scoperto, una sorta di sinfonia, una sorta di orchestra che suona alla vostra presenza, ma quando voi ve ne andate, l'orchestra non smette. Quando incontro qualcun altro, suona un'altra melodia, altrettanto deliziosa. E quando sono solo, continua. Ha un grande repertorio e non cessa mai di suonare" (pp. 62-62 ed Piemme Economica, 2001).

De Mello non si erge a guru, a portatore di verità, ma scrive cose che tutti noi non vogliamo vedere perchè preferiamo rifugiarci nelle rassicuranti etichette che i viventi ci attaccano addosso, o preferiamo crogiolarci nella nostra pigrizia mentale rifiutandoci di comprendere ciò che siamo!
In ultima analisi vi consiglio di leggere questo libricino e di farlo senza alcuna aspettativa: non c'è nessuna possibilità di imparare a vivere, ciò accade solo vivendo!

Non ci si può fermare ad Eboli! Carlo Levi alla scoperta del Sud.
post pubblicato in CulturalMENTE, il 13 luglio 2009



Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi è una constatazione dalla quale nasce indirettamente anche un imperativo: bisogna scendere più giù di Eboli. Il racconto solleva molti interrogativi e conserva un alto tasso di ambiguità, non bisogna fidarsi della semplicità dei fatti narrati, in realtà sono tentacolari per chi vuole interpretarli.

L’opera di Levi non si ferma alla realtà, ma va oltre; in Lucania l’autore ha imparato che molta realtà sfugge al dominio della ragione. In concreto, nel 1935, è sceso dal Piemonte Carlo Levi, un ebreo molto cristiano.

Il testo brilla subito, a cominciare dalla superficie, dalla prosa, enorme forza d’urto intellettuale ed emotivo, grande capacità di affabulazione. Il nome di Levi resterà legato alla questione meridionale; è la storia di un viaggio nell’altro mondo, che è il Sud. Sintetica è la caratterizzazione dei personaggi, analitica è la pittura dell’ambiente, che ha il colore dei suoi quadri. Il protagonista è lo stesso Levi.

 L’opera può essere letta persino come la visione accorata di un mondo che non si doveva perdere. I fatti sono tanto più eloquenti se a registrarli è un estraneo, il viaggiatore, chi viene in visita, chi coglie le novità rispetto a quello che sa. I locali sono diventati indifferenti allo spettacolo quotidiano. Dunque chi vuole scrivere del Sud deve tenere gli occhi puntati sui fatti. I puri fatti non sono univoci come sembrano, sono anche “misteriosi”, perciò hanno bisogno dell’interpretazione , dello scrittore e del lettore.

Levi, medico e pittore, si reca a casa di un vecchio prete che notoriamente beve molto, anche quando dice messa. Il prete offre del vino al medico, in un bicchiere sporco, ma Levi accetta e si adegua alla situazione, perché vuole comprendere una realtà. Deve bere senza pregiudizi igienici, morali e religiosi, solo così il prete racconterà la storia del suo rapporto con un mondo dinnanzi al quale si perde progressivamente la fede.

Così l’intellettuale piemontese si accosta senza reticenze alla realtà meridionale: per capire la realtà lucana collaborano il medico, il pittore e lo scrittore, una scienza e due arti.

Per chi ha scritto il libro? I contadini non sanno leggere né scrivere; lo ha scritto per gli intellettuali del Nord che credono di sapere tutto sul Sud, ma invece non sanno quasi nulla. Potrebbe averlo destinato ai bambini a cui stava insegnando a leggere, convinto che lo studio fosse la prima via d’uscita dalla povertà. Agli intellettuali del Sud chiede di restare laggiù, di scavare meglio nel loro territorio.

Il verbo di moda nell’immediato secondo dopoguerra, nel 1945, era scendere, andare verso classi umili. Prima toccò scendere dalle montagne della guerra partigiana, poi scendere laggiù, nel cuore della questione meridionale. Il decennio successivo al 1945 fu delegato al Sud, alle sue vicende e alle sue parole, per lo più dialetti; se ne occuparono narratori come Rea per la Campania, Silone e Jovine per Abruzzo e Molise, Alvaro e Strati per la Calabria, Sciascia e Bonaviri per la Sicilia, Tommaso Fiore per la Puglia… Levi per la Basilicata.

Levi prova con le riforme, ma il fascismo le blocca, fino ad interdirlo, gli verrà proibito di svolgere la professione di medico. Resta un confinato politico.

“Ma che sono venuto a fare quaggiù?”, è venuto a scrivere una testimonianza, un libro che serve a misurare fin dove arriva di volta in volta Cristo. In Lucania per conoscere sé stesso e come interprete e protagonista di un’eccezionale avventura dentro un mondo che dapprima è chiuso ermeticamente in sè stesso e che poi si apre alla visione di chi ha le doti per cercare sotto la superficie.

Alla fine del libro Levi pensa alla propria sconfitta, è assillato dal senso di colpa per aver lasciato i suoi contadini al loro destino “in quel tempo immobile”. Quando dice di essere giunto a un punto estremo di indifferenza, raggiunge la sconfitta.

 

 

La scrittura diasporica
post pubblicato in CulturalMENTE, il 1 luglio 2009


Ivo Andric, scrittore serbo e premio nobel per la letteratura nel 1961 scrive:

 

“Nessuno può immaginare cosa significhi

nascere e vivere al confine tra due mondi,

conoscerli e comprenderli ambedue

e non poter far nulla per avvicinarli, amarli entrambi

e oscillare fra l’uno e l’altro per tutta la vita,

avere due patrie e non averne nessuna,

essere di casa ovunque e rimanere estraneo a tutti,

in una parola, vivere crocefisso

ed essere carnefice e vittima allo stesso tempo”

 

Spesso si tende a sottovalutare o ad ignorare la condizione molto difficile , talvolta drammatica, di popolazioni che per diverse ragioni, storiche, politiche, etniche sono costrette ad espatriare, a lasciare la propria terra iniziando un cammino che li porta a confrontarsi con mondi diversi, antitetici, lontani. È la condizione di coloro che vivono una DIASPORA, di coloro che sentono il peso di una trasformazione di status, da soggetti ben definiti ad ibridi. In costante rapporto con il “trattino” che, anche graficamente, li colloca ai margini di qualcosa d’altro, acquistano una nuova etichetta (italo-americani, asio-americani, ecc.), ma oggi la parte alla sinistra del trattino cerca la propria voce e vuole usarla per uscire dal silenzio.

Gli scrittori che vivono tale situazione e vogliono rappresentarla, prediligono la dimensione autobiografica, più consona ad esprimere sensazioni intime, percezioni, conflitti,  nel confronto con l’Altro.

Per letteratura diasporica intendiamo l’insieme di opere create da autori che vivono una condizione di diaspora; Barbara Ronca, in una recensione pubblicata su Osservatorio Balcani,  a tal proposito scrive:

 

“La loro produzione letteraria riveste una particolare importanza: prima di tutto perché, come ogni scrittore migrante, essi, vivendo in un paese diverso da quello in cui sono nati, e scrivendo in una lingua diversa da quella dell’infanzia, si pongono come punti di raccordo e d’incontro, tra realtà culturali diverse ed eterogenee: il migrante vive in equilibrio tra i mondi, tra il paese di partenza e quello di arrivo, e li modifica e arricchisce entrambi, sia culturalmente che linguisticamente”

 

Tra le tante opere vi consiglio la lettura di Senza bagagli di Elvira Dones, Loving Che di Camilla Cattarulla e The Dew Breaker di Tatiana Petrovich Njegosh.

 

“Siamo una collana di perle che è stata recisa; le perle sono rimbalzate da tutte le parti”

 

credo che questa frase della scrittrice Cristina Ali Farah, riassuma al meglio il fenomeno della diaspora.

Una condizione vissuta dagli scrittori diasporici che hanno dimostrato il potere salvifico della letteratura. Attraverso le opere letterarie, questi autori hanno portato  la propria testimonianza al mondo, salvando sé stessi e ciò che resta del proprio paese dall’oblio.

 


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permalink | inviato da tivacu il 1/7/2009 alle 15:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Bicycle Trip
post pubblicato in CulturalMENTE, il 30 giugno 2009



Per notizie sugli autori: http://www.abicycletripart.blogspot.com/
Per notizie storiche sul protagonista :

http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/persone/morto-hoffman/morto-hoffman/morto-hoffman.html



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permalink | inviato da efrem il 30/6/2009 alle 15:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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