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Che la festa cominci... il nuovo romanzo di Ammaniti!
post pubblicato in CulturalMENTE, il 23 gennaio 2010




Dopo il grande successo di Io non ho paura, Ti prendo e ti porto via e Come Dio comanda, Ammaniti torna con un romanzo amaro, intitolato Che la festa cominci, forse più vicino allo stile di Fango e del primissimo Branchie.
Ciò che emerge dalle pagine di questo libro è la volontà dell'autore di dipingere una società malata, che marcisce lentamente senza nemmeno rendersene conto.
Due storie corrono parallelamente lungo tutta la narrazione, quella di una setta satanica un pò goffa e sfigata, "Le bestie di Abaddon", e la storia di uno scrittore, Fabrizio Ciba, che vive di rendita sul successo di un libro scritto  qualche anno prima.
L'esistenza del leader delle Bestie di Abaddon, Saverio Moneta,  è diametralmente opposta a quella dello scrittore: il primo è un uomo frustrato, maltrattato dal suocero (nonchè datore di lavoro) e dalla moglie che non vuole aver alcun tipo di intimità con lui; il secondo è un latin lover che trascorre le sue giornate tra presentazioni di libri ed uscite mondane.
I binari della storia si incroceranno in un delirio finale: la festa più esclusiva del momento, organizzata dal palazzinaro Sasà Chiatti.
Tra veline, calciatori, volpi, elefanti, presentatori televisivi e chi più ne ha più ne metta, si consuma la fine.
Avvincente, grottesco, talvolta esagetato nelle caricature dei personaggi, Che la festa cominci si legge tutto d'un fiato e lascia in bocca quel retrogusto amaro di una scrittura che racconta il declino. Tutto può essere accettato, purchè si raccolgano applausi e consensi!


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permalink | inviato da tivacu il 23/1/2010 alle 16:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Undici minuti...Coelho affronta la sessualità
post pubblicato in CulturalMENTE, il 24 luglio 2009


L’autore dell’Alchimista, Il cammino di Santiago e di molti libri pregni di spiritualità, ci offre una nuova storia altrettanto ricca di sentimento, passione, ma anche di sofferenza, Undici minuti. Questo l’incipit del romanzo:

 

“C’era una volta una prostituta di nome Maria.

Un momento “C’era una volta” è la frase migliore con cui cominciare una storia per bambini, mentre “prostituta” è una parola da adulti. Come posso scrivere un libro che rivela questa apparente contraddizione iniziale? Comunque visto che abbiamo un piede nella favola e l’altro nell’abisso, manterrò questo incipit.”

 

Da subito quindi sappiamo quale sarà il destino della protagonista, presentata all’inizio della storia come una ragazzina brasiliana di appena nove anni alle prese con il primo “tenero” amore per un compagno di scuola.

Coelho ci conduce per mano in un mondo nuovo. Dal Brasile, dove Maria trascorre l’infanzia e l’adolescenza, si arriva in Europa, precisamente in Svizzera. Qui Maria, un po’ per gioco, un po’ per spirito di avventura, inizierà la sua “professione” in un locale notturno, vendendo il proprio corpo a uomini facoltosi, ma continuando a sognare il vero amore.

Ciò che colpisce è la volontà di capire sé stessa e il mondo, vivendo il tutto attraverso il linguaggio del corpo, ma confrontandosi molto spesso con una sconvolgente solitudine ed angoscianti sensi di colpa. La sua è una scelta. Può dire No!, può sottrarsi a quella vita, ma qualcosa le impedisce di tornare indietro. Disillusa e delusa dagli uomini, si rapporta a loro in maniera distaccata: erano solo clienti, talvolta più insicuri di lei.

L’autore ci porta a sentire i pensieri di Maria, grazie all’espediente letterario del diario su cui la donna annota ogni sensazione provata. Il desiderio di libertà si fonde con la necessità di amare qualcuno e Coelho riesce abilmente a creare un’osmosi tra queste due dimensioni attraverso un nuovo tema, quello della sessualità. Ci spiega l’autore: «L’idea originaria era di parlare della sublimità del sesso, della magia per cui, dall’unione tra un uomo e una donna, nasce una nuova vita, poi però ho capito che , per arrivare a trattare questa dimensione elevata, dovevo partire da quella bassa. Solo partendo dall’aspetto profano potevo arrivare a quello sacro».

Il sesso visto come strumento di conoscenza ed esplorazione non solo dell’altro, ma soprattutto di sé stessi.

La passione, la sacralità del sentimento amoroso, il desiderio, il sogno, ma anche l’angoscia e il tormento dell’ego sono i veri protagonisti di questo romanzo che lascia in bocca un retrogusto amaro, ma al contempo ci emoziona facendoci riflettere sul senso dell’essenza profonda dell’unione tra uomo e donna.

 

"Chi è innamorato sta sempre facendo l'amore, anche quando non lo fa. Il momento in cui i corpi si incontrano è solo il traboccare della coppa. Si può restare insieme per ore, addirittura per giorni. Si può iniziare la danza un giorno e concluderla un altro, o magari non terminarla nemmeno se il piacere è tanto. Niente a che vedere con undici minuti."


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permalink | inviato da tivacu il 24/7/2009 alle 12:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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